Come avere sollievo dall’alluce valgo

Non solo un problema estetico, ma anche un problema per la salute: stiamo parlando dell’alluce valgo, il noto dito a cipolla. 

 L’alluce valgo, che si manifesta soprattutto fra le donne, a causa dell’abitudine di calzare scarpe scomode o con il tacco, è uno dei disturbi più frequenti fra la popolazione del nostro Paese. 

 Si caratterizza per la deformazione del primo dito, che orientandosi verso l’interno produce una tipica sporgenza ossea. Oltre a essere poco piacevole, l’alluce valgo determina fastidio e dolore.

 Numerosi studi hanno dimostrato l’ereditarietà di questa problematica: tutti i soggetti colpiti da questo disturbo hanno un parente con la stessa deformità. 

 Per riallineare le ossa del piede si può ricorrere all’uso di plantari, i quali, però risultano spesso scomodi e non danno risultati immediati. Gli analgesici, di contro, possono ridurre il gonfiore, ma possono anche recare spiacevoli controindicazioni.  

Per il trattamento dell’alluce valgo, si rivela molto efficace l’impiego della magnetoterapia, che dona nuova energia alle cellule agendo sul dolore fin dalle prime applicazioni. I campi magnetici facilitano inoltre la formazione del callo osseo.

 Come rilanciato da Dossier Salute, secondo la podologa Federica Vassallo “la magnetoterapia allevia la sintomatologia quando si è in presenza di dolore intra-articolare.

Risulta poi utile in fase post-operatoria perché, oltre ad accelerare il consolidamento osseo in caso di osteotomia, aiuta a ridurre il dolore.

È quindi una terapia fisica indicata sia in caso di alluce valgo sintomatico sia dopo trattamento chirurgico”.

Magnetology® è il sistema di magnetoterapia messo a punto da Amel Medical per contrastare i disturbi osteo-articolari.

Dispositivi come Magnetology TURBOGEL sono certificati dal Ministero della Salute e vengono quotidianamente utilizzati da migliaia di persone. Soluzioni pratiche tanto quanto efficaci.

Patologie e fratture del piede: ecco come trattarle

Patologie e fratture del piede: ecco come trattarle

Quanto può essere irritante il dolore ai piedi? Un problema che riguarda milioni di persone!

Alcuni tipi di dolore risultano particolarmente fastidiosi.

Svolgendo un grande lavoro, il piede è esposto a svariate condizioni patologiche.

I disturbi che lo colpiscono sono molto frequenti ed estremamente diffusi: microfratture, fasciti e talloniti rappresentano un problema quotidiano per un’enorme quantità di individui.

Il piede è infatti una regione anatomica complessa, formata da tre distinti gruppi di ossa (28 in totale). La sua funzione è sostenere lo scheletro e garantire la postura per il movimento del corpo.

Per trattare questo genere di disturbi ci si può affidare ai rimedi farmacologici, che spesso, tuttavia, non bastano a risolvere il problema. 

Anche agli impacchi di ghiaccio, frequentemente consigliati, rappresentano un rimedio temporaneo.

Per alleviare il dolore è possibile indossare calzature specifiche, che però hanno costi elevati.

Come si può intervenire, allora?

La magnetoterapia è una pratica non invasiva che può essere efficacemente utilizzata per la gestione dei disturbi del piede.

Viene da tempo impiegata per contrastare le patologie a carico del sistema osteo-articolare.

Ne ha parlato anche Dossier Salute nel suo approfondimento mensile del 5 febbraio 2021 dedicato alla terapia Amel.

La magnetoterapia è apprezzata dalle persone con dolori cronici, per via della sua facilità d’uso, ma anche dagli sportivi, poiché permette di alleviare le contratture muscolari e accelerare il recupero dei traumi.

I moderni dispositivi per magnetoterapia sono personalizzabili in base alle esigenze specifiche e possono essere usati in completa autonomia, senza spostarsi da casa.

Magnetology® è il sistema certificato di magnetoterapia domiciliare sviluppato da Amel Medical. Dona nuova energia alle cellule, ripristinandone il corretto funzionamento. Combatte così i dolori causati dai disturbi muscolo-scheletrici.

Magnetology TURBOGEL® è la soluzione Amel Medical specificatamente sviluppata per combattere le problematiche al piede.

Visita il sito amelmedical.com per maggiori informazioni o chiama lo 049/9431144 per provarlo gratis.

Come alleviare il dolore da tunnel carpale

Come alleviare il dolore da tunnel carpale

Formicolii che rovinano il sonno, intorpidimenti alla mano, senso del tatto alterato…la sindrome del Tunnel carpale è fra le patologie più temute dagli italiani.

Si tratta di una neuropatia che si manifesta quando il nervo mediano viene schiacciato nel suo passaggio attraverso il tunnel carpale, che si trova nel polso. 

Un disturbo che colpisce sempre più persone, indifferentemente dal sesso.

Cortisone e farmaci sono utili per la gestione del dolore, ma non rappresentano soluzioni definitive al problema. 

L’intervento chirurgico, del resto, può non dare risultati immediati o rispondere alle attese della persona colpita dal problema. 

Che fare, dunque? 

La magnetoterapia è una metodica di origine naturale che agisce direttamente sulla membrana cellulare. Può contrastare con efficacia la sindrome del tunnel carpale alleviandone i sintomi e riducendo il dolore.  

Magnetology® ANTIDOLOR è un sistema di magnetoterapia certificato che può essere utilizzato in completa autonomia e massima semplicità, comodamente a casa. Una soluzione pratica e non invasiva contro il dolore. 

Richiedi subito una PROVA GRATUITA 

Per maggiori informazioni scrivi a info@amelmedical.com o chiama lo 0499431144

 

edema osseo : trattarlo con la magnetoterapia

Edema osseo: quando il gonfiore provoca dolore

Focus sull’edema osseo o bone edema.

Poco considerato, ma molto frequente: oggi parliamo dell’edema osseo.

Sei convinto che i dolori di stagione siano la causa dei tuoi problemi articolari? E se ti dicessimo che dietro al disturbo può nascondersi una vera patologia?

Molti dolori al ginocchio vengono attribuiti alla causa sbagliata: l’edema osseo è molto più frequente di quanto si immagini.

Esiste un modo semplice, ma anche efficace, per contrastare la patologia? Scopriamolo assieme

Se soffri di questa patologia e vuoi saperne qualcosa in più non puoi rinunciare a questo articolo!

Premessa doverosa: per qualsiasi approfondimento o valutazione clinica raccomandiamo di affidarsi al proprio medico.

Adesso bando alle ciance: parliamo dell’edema osseo!

magnetoterapia edema osseo

EDEMA OSSEO: COS’E’

La parola edema sta a indicare il manifestarsi di un rigonfiamento o gonfiore laddove non dovrebbe essere presente. L’edema osseo denota un deposito di liquido all’interno delle ossa munite di tessuto molle, vale a dire di midollo. Le ossa colpite da edema sono quelle che formano le appendici dell’apparato scheletrico, come ad esempio omero e femore.

EDEMA OSSEO: STATISTICHE

I soggetti interessati sono le donne in sovrappeso e gli adulti fra i 50 e i 70 anni di età. Anche le persone che praticano regolare attività sportiva risultano a rischio.

EDEMA OSSEO: LE CAUSE

Molti dolori al ginocchio senza causa apparente sono stati in passato attribuiti a questa condizione patologica, specie se questa insorge all’improvviso.

L’edema osseo può insorgere come conseguenza di diversi fattori: traumi alle ossa, osteoartrite, sinovite,  osteoporosi e osteonecrosi. Le fratture da edema, che determinano uno stato infiammatorio, sono equiparabili a veri e propri cedimenti strutturali. Un esempio particolarmente calzante è quello delle crepe che possono crearsi sulle pareti di una casa.

edema osseo sintomi

 

EDEMA OSSEO: I SINTOMI

L’edema osseo può essere asintomatico o sintomatico. Il sintomo tipico è quello del dolore, che si presenta all’altezza dell’osso interessato. Altri sintomi che possono manifestarsi sono: gonfiore, ematomi e difficoltà nei movimenti.

EDEMA OSSEO: LA DIAGNOSI

L’edema si può diagnosticare con una risonanza magnetica, che fornisce immagini dettagliate dei tessuti molli e delle ossa.

EDEMA OSSEO: LA TERAPIA

Nei casi meno gravi, l’edema può regredire spontaneamente. L’applicazione di ghiaccio e le iniezioni di corticosteroidi sulle zone dolenti possono favorire il contrasto degli stati infiammatori.

 

Quando l’edema è dovuto a fratture, osteonecrosi ed eventi traumatici, è invece possibile ricorrere alla chirurgia, che tuttavia non va mai presa alla leggera. Se la persona colpita da edema è affetta  da osteoporosi o osteoartrite, d’altro canto, è necessario fronteggiare le cause scatenanti. La fisioterapia, in questo senso, può rivelarsi uno strumento fondamentale.

EDEMA OSSEO: COME INTERVENIRE

La magnetoterapia è una pratica fisioterapica che sfrutta i campi magnetici pulsati per combattere dolore e infiammazione provocate dai disturbi osteo-articolari. Agendo a livello micro-cellulare, questo trattamento consente di migliorare le condizioni dell’apparato muscolo-scheletrico in modo non invasivo e senza rischi per la salute. Una valida soluzione per il trattamento dell’edema osseo.  

I dispositivi della linea Magnetology, semplici da maneggiare e facili da utilizzare, rappresentano il meglio che la tecnologia applicata alla salute possa offrire in termini di efficienza, funzionalità e qualità. Soluzioni ad alto contenuto tecnologico appositamente sviluppate per l’uso domiciliare.

 

Come sanificare gli ambienti senza rischi per la salute

Come sanificare gli ambienti senza rischi per la salute

Sanificare gli ambienti è diventato fondamentale… Molti rimedi risultano però dannosi per chi li utilizza!

Ammoniaca e candeggina sono alleati imprescindibili contro i microbi, ma non sono esenti da rischi: l’ammoniaca, per esempio, è irritante per le vie respiratorie.

Entrare in contatto con le comuni sostanze disinfettanti può provocare seri danni alla salute!

Perché usare prodotti chimici quando puoi affidarti a soluzioni di origine naturali?

I raggi UV sono emissioni elettromagnetiche con lunghezza d’onda compresa fra i 100 e i 400 nanometri.

I raggi UV-C sono utilizzati da decenni per igienizzare oggetti e superfici contaminati: la radiazione a onde ridotte, infatti, ha la capacità di modificare il DNA e l’RNA dei microrganismi, inibendone la riproduzione. La luce UV-C uccide i GERMI e mantiene l’aria purificata.

L’uso degli UV-C per le azioni di sanitizzazione è menzionato nel Rapporto ISS Covid nr. 25 del 15 maggio 2020, che riporta le modalità applicative da utilizzare per le sanificazioni periodiche previste dal protocollo condiviso di regolamentazione delle misure per il contrasto e il contenimento della diffusione del virus (DPCM 25 aprile 2020).

Purisan è la nuova gamma di sanificatori a doppia azione: ossigeno triatomico e raggi ultravioletti

I dispositivi della gamma Purisan utilizzano una tecnologia LED brevettata. Rispetto alle tradizionali lampade al mercurio, il pannello Purisan offre prestazioni superiori in termini di portabilità, potenza e applicabilità.

I raggi UV-C non sono tossici per l’uomo: Purisan può essere perciò utilizzato in presenza di persone

Cosa aspetti? Mettiti al sicuro con le soluzioni Purisan

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Ozono: tutta la verità

Tutta la verità sull'ozono

Sanificazione a ozono qui, sanificazione di ozono lì…quanta confusione!

Sempre più spesso sentiamo parlare di ozono o ossigeno triatomico come soluzioni per la sanificazione degli ambienti.

Il tema è reso attuale non solo dall’esigenza, da parte di aziende e privati, di mettere in sicurezza i propri spazi, ma anche dalla crescita del numero di ricerche in materia e il costante aggiornamento delle normative.

In questo mare di informazioni, i comuni mortali rischiano di non capirci granché. Facciamo allora un po’ di chiarezza:

1) Cos’è l’ozono?

L’ozono è un‘agente sanitizzante dall’alto potere ossidante. Formato da 3 atomi di ossigeno, tende a tornare naturalmente alla propria forma di base.

2) Quali sono le sue proprietà?

Come provano numerosi studi, l’ozono può degradare rapidamente i composti organici e disattivare una vasta gamma di microrganismi.

3) Cosa dice il Ministero della salute?

ll Ministero della Salute riconosce l’ozono come “presidio naturale per la sterilizzazione di ambienti contaminati da batteri, virus, spore” e “agente disinfettante e disinfestante nel trattamento di aria e acqua”.

4) L’ozono è un rimedio contro il coronavirus?

L’ozono è menzionato nel Rapporto ISS Covid nr. 25 del 15 maggio 2020, che riporta le modalità applicative da utilizzare per le sanificazioni periodiche

previste dal protocollo condiviso di regolamentazione delle misure per il contrasto e il contenimento della diffusione del virus (DPCM 25 aprile 2020).

5) Quali sono i vantaggi della sanificazione con ozono?

L’ozono è una sostanza ossidante che distrugge i batteri e inattiva i virus, sanificando l’ambiente. La sanificazione con ossigeno triatomico è economica, rispetta l’ambiente e può essere svolta quotidianamente.

 

Desideri sapere quali dispositivi con tecnologia a ozono potrebbero fare al caso tuo?

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Periartrite alla spalla - magnetoterapia

PERIARTRITE: IL DISTURBO ALLA SPALLA PIU’ COMUNE

Focus sulla periartrite, il disturbo doloroso più diffuso a livello della spalla

Hai presente quel fastidioso dolore alla spalla che sembra non volersene andare? Probabilmente si tratta di una forma di periartrite alla spalla. Un disturbo comune tanto quanto impossibile da trascurare.

La periartrite è una condizione patologica di natura infiammatoria che interessa l’articolazione scapolo-omerale. Tale affezione colpisce i tessuti fibrosi che circondano la suddetta regione anatomica, cioè tendini, borse sierose, legamenti e cartilagini.

Esistono molti rimedi per contrastare la periartrite alla spalla. Scopriremo in questo contributo quali sono i più efficaci.

Desideri avere qualche informazione sulla periartrite, ma non sai dove cercarle? Soffri di dolori alle spalle e non sai dove sbattere la testa? Non preoccuparti: in questo articolo potrai troverai quello che cerchi!

Capiremo che cosa intendiamo per periartrite, da cosa è causato il disturbo e come è possibile trattare il problema.

Premessa: ricordiamo che questo contenuto presenta solamente informazioni utili alla comprensione del problema. Per una diagnosi accurata è necessario il consulto medico.

La periartrite scapolo-omerale è nota anche come malattia di Duplay, il medico che per primo la identificò.

PERIARTRITE: LE STATISTICHE

La periartrite è certamente una delle condizioni più diffuse fra la popolazione del nostro paese. Secondo recenti statistiche la patologia interesserebbe quasi il 3% degli italiani. I numeri del fenomeno potrebbero tuttavia essere maggiori.

La periartrite alla spalla si riscontra frequentemente nella fascia di età compresa fra i 40 e 60 anni.

Il disturbo sembra affliggere soprattutto le donne: le statistiche ci dicono che il 70% dei casi di periartrite riguarda soggetti di sesso femminile.

PERIARTRITE: COS’E’

La periartrite è un processo infiammatorio, a carattere degenerativo, che coinvolge i diversi elementi costitutivi dell’articolazione: tendini, legamenti e cartilagine.
Nello specifico, con l’espressione periartrite scapolo-omerale distinguiamo un insieme di condizioni, a carico della spalla, caratterizzate da dolore e irrigidimento della capsula articolare.
La periartrite alla spalla è un disturbo fastidioso tanto quanto debilitante: l’affezione ha generalmente un’evoluzione benigna, ma richiede tempi di guarigione piuttosto lunghi.

La periartrite alla spalla può manifestarsi in quattro differenti forme, che possono anche presentarsi gradualmente l’una a seguito dell’altra:

periartrite scapolo-omerale acuta – condizione che si manifesta in modo improvviso immobilizzando spalla e braccia
spalla di Milwaukee – forma poco comune legata alla rottura della cuffia dei rotatori o alla deposizione di fosfato di calcio
periartrite scapolo-omerale cronica semplice – tipologia di periartrite particolarmente frequente talvolta derivata dalla periartrite acuta
periartrite scapolo-omerale cronica anchilosante – processo fibrotico della capsula articolare associato a retrazione cicatriziale.

PERIARTRITE: LE CAUSE

In passato il termine periartrite era utilizzato per definire in modo indistinto quei disturbi articolari caratterizzati da dolore e marcata limitazione funzionale. Oggigiorno, di contro, i medici tendono a distinguere le singole affezioni a carico della spalla in funzione delle specifiche aree interessate. Sotto questo profilo, possono essere fotografate numerose situazioni cliniche: dal conflitto acromio-omerale alla rottura della cuffia dei rotatori, passando per la capsulite adesiva.

La condizione più comune che dà origine alla periartrite è comunque la tendinite calcifica, infiammazione determinata della formazione di depositi di calcio a livello tendineo, cui è riconducibile quasi il 50% delle situazioni di dolore alla spalla.

Le cause che danno luogo allo stato d’infiammazione non sono ancora completamente note. La ricerca ha messo in evidenza il legame fra la periartrite alla spalla e problematiche quali diabete mellito, ipertiroidismo e malattie cardio-polmonari.

Possono incidere nello sviluppo della periartrite scapolo-omerale svariati fattori, fra i quali: invecchiamento, malformazioni articolari, alterazioni posturali, periodi d’immobilità forzata e infortuni. La comparsa della patologia può essere favorita dall’abbassamento delle temperature e dalla simultanea presenza di uno stato artrosico. Statisticamente, il disturbo sembra colpire soprattutto coloro che praticano regolare attività sportiva o chi, per il proprio lavoro, deve tenere a lungo le braccia sollevate, sollecitando la spalla in maniera eccessiva.

PERIARTRITE: I SINTOMI

La periartrite alla spalla provoca un dolore di varia intensità che può rivelarsi decisamente invalidante. Spesso la sintomatologia è monolaterale, ma può anche accadere che interessi entrambe le spalle. Il dolore insorge frequentemente di notte (periartrite acuta) e peggiora quando si eseguono determinati movimenti (periartrite cronica).

Comportando un forte senso di rigidità, la periartrite scapolo-omerale riduce la mobilità articolare, compromettendo lo svolgimento delle attività che richiedono l’uso degli arti superiori (come vestirsi, lavarsi e guidare). Nel caso della periartrite cronica anchilosante, l’articolazione risulta completamente bloccata. Non a caso la “spalla congelata” è la forma di periartrite più complessa da trattare.

Non solo gli sportivi. Lavorando per lungo tempo al computer, anche gli impiegati possono essere colpiti dalla periartrite.

PERIARTRITE: LA DIAGNOSI

Nella maggior parte dei casi, per la diagnosi di periartrite alla spalla l’esame obiettivo si rivela sufficiente.

La patologia può essere identificata attraverso il controllo della mobilità della spalla; in presenza di periartrite gesti apparentemente normali potrebbero provocare dolore o denotare un grado variabile di rigidità articolare.

Si preferisce ricorrere agli esami strumentali quando il quadro clinico del paziente risulta incompleto. Radiografia, Ecografia e Risonanza Magnetica Nucleare rientrano fra i test maggiormente richiesti. Tali strumenti servono a escludere che la sintomatologia possa essere dovuta ad altre affezioni.

PERIARTRITE: LA TERAPIA

La periartrite alla spalla in genere regredisce spontaneamente, ma lo fa purtroppo molto lentamente: i tempi di guarigione variano da un minimo di 2 a un massimo di 3 anni.

La gestione della periartrite scapolo-omerale, problematica di natura benigna, è solitamente conservativa ed è finalizzata al contrasto del dolore e al miglioramento del movimento articolare.

Interventi di prevenzione possono essere predisposti agendo sui fattori di rischio.

La terapia può comprendere misure più o meno invasive.

Nel corso della fase acuta, è utile far ricorso a impacchi di ghiaccio o a fasce riscaldanti. Spesso ci si affida a cicli di fisioterapia, per mezzo della quale è possibile migliorare la mobilità dell’articolazione.

Per la riduzione del dolore, si può ricorrere alla somministrazione di farmaci anti-infiammatori. I FANS possono essere assunti per via orale oppure essere applicati direttamente sulla pelle sotto forma di gel o cerotti medicati.

La somministrazione di composti chimici non è a ogni modo esente da rischi. I corticosteroidi, similmente, producono un potente effetto antidolorifico, ma recano pure conseguenze rilevanti sull’organismo (specie se utilizzati sul lungo periodo).

La chirurgia è riservata alle situazioni di dolore cronico prolungato e ai casi in cui il malato non trae beneficio dalle terapie convenzionali.

PERIARTRITE: COME INTERVENIRE

Le terapie sopra menzionate sono certamente utili per il contrasto della periartrite alla spalla. Le pratiche di medicina convenzionale, non di meno, possono rivelarsi inefficaci o creare più disagi che benefici. Quando l’approccio tradizionale non dà i risultati sperati, e il dolore condiziona negativamente la qualità di vita del malato, la medicina integrata può rappresentare la soluzione al problema.

La magnetoterapia rappresenta un valido rimedio per chi desidera trattare la condizione della periartrite. Diversamente dei rimedi farmacologici, infatti, i campi magnetici pulsati non provocano reazioni avverse e, salvo rari casi, possono essere utilizzati da chiunque.

La magnetoterapia è una metodica sicura e non invasiva. I moderni apparecchi per magnetoterapia sono pratici, facili da applicare e assolutamente affidabili. Questi dispositivi ad alto contenuto tecnologico, da tempo utilizzati in ambito ospedaliero, sono ora disponibili a noleggio comodamente a casa.

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Lombalgia - magnetoterapia

LOMBALGIA: IL MAL DI SCHIENA PATOLOGICO

Focus sul mal di schiena, altrimenti noto come lombalgia

“Ah…non sai che dolore alla schiena!” Chi di noi non ha mai pronunciato queste parole? Chiunque potrebbe immedesimarsi in questa situazione!

La lombalgia, il nome scientifico del mal di schiena aspecifico, è uno dei disturbi più conosciuti dagli italiani. Eppure la maggior parte di essi si limita a sopportare in silenzio il dolore, aspettando che passi da sé. Quando questo non accade, sarebbe invece bene intervenire e trovare una soluzione alla problematica.

Esistono molti rimedi per contrastare la lombalgia. In questo articolo cercheremo di prenderne in esame alcuni.

Prima di descrivere come è possibile trattare questo fastidioso disturbo, cerchiamo di comprendere innanzitutto che cosa si intende per lombalgia e da cosa può dipendere.  Vorresti avere qualche informazione sul mal di schiena patologico, ma non sai dove cercarle? Sei nel posto giusto!

Leggendo questo articolo scoprirai cos’è la lombalgia, da cosa è causata e come si può gestire il disturbo.

Premessa importante: ricordiamo che questo contenuto presenta solamente informazioni utili alla comprensione del problema. Per una diagnosi accurata invitiamo al consulto medico.

Detto ciò, possiamo cominciare: pronto a saperne di più sulla lombalgia e come contrastarla?

8 persone su 10 sono state colpite dalla lombalgia nel corso della propria vita

LOMBALGIA: LE STATISTICHE

La lombalgia è uno dei disturbi muscolo-scheletrici più comuni fra la popolazione adulta, con la più alta incidenza fra i 40 e i 50 anni di età. Il mal di schiena può interessare  entrambi i sessi. Le donne, tuttavia, sembrano essere maggiormente predisposte a sviluppare la problematica.

Sono 15 milioni gli Italiani che affermano di soffrire di mal di schiena. 

Secondo i dati del Ministero della Salute, circa l’80% della popolazione è colpito dalla lombalgia almeno una volta nella vita. Il disturbo, non a caso, rientra fra le maggiori cause di assenza dal luogo di lavoro. Il mal di schiena ha un’elevata incidenza sociale e economica: la lombalgia risulta in effetti la maggiore causa di disabilità sotto i 45 anni.

LOMBALGIA: COS’E’

Il termine lombalgia, con il quale viene identificato il comune mal di schiena, indica un dolore localizzato all’altezza della regione lombare, più precisamente alla parte bassa della colonna vertebrale. La lombalgia è una problematica estremamente diffusa, ma è anche un disturbo aspecifico: non si tratta infatti di una vera e propria malattia , quanto piuttosto di una manifestazione sintomatica che può essere ricondotta a diverse condizioni patologiche.

Essendo una struttura tanto mobile quanto complessa, la colonna vertebrale (e i segmenti che la compongono) è sottoposta quotidianamente a numerose sollecitazioni. Non stupisce, dunque, che esse possano favorire l’insorgenza di dolori e disturbi riconducibili alla lombalgia.

La lombalgia si distingue principalmente in due gruppi:

  • La lombalgia di origine vertebrale
  • La lombalgia di origine extra-vertebrale

Appartengono al primo gruppo le forme di lombalgia che derivano da processi degenerativi e/o patologie congenite quali discopatie, stenosi e malattie reumatiche. Rientrano invece nel secondo, gli stati patologici associati a disturbi viscerali o vascolari.

LOMBALGIA: LE CAUSE

Sono numerose le ragioni che si celano dietro un “banale” mal di schiena.

Di frequente, la lombalgia è riconducibile a un’eccessiva tensione o a un affaticamento del rachide. La situazione di stress può essere causata da sforzi eccessivi, carichi sproporzionati o posture inadeguate.

Alla base del mal di schiena  possono esservi stiramenti, contratture o distorsioni muscolari. Obesità e sedentarietà rappresentano condizioni predisponenti. Anche l’utilizzo di materassi di scarsa qualità rientra fra i fattori di rischio del mal di schiena.

Non di rado, la lombalgia è legata alla degenerazione dei dischi intervertebrali, giunzioni che mal sopportano le pressioni prolungate e i movimenti particolarmente bruschi. Concorrono comunque a questo processo l’invecchiamento e fattori meccanici.

N.B: Alcune patologie possono comparire in associazione con il mal di schiena: fra queste osteoartrite e artrite reumatoide.

LOMBALGIA: I SINTOMI

La lombalgia, ricordiamo, non è una malattia, bensì un sintomo che si palesa in modo continuo o intermittente. Il mal di schiena può essere presente a riposo oppure accentuarsi dopo uno sforzo fisico.

La principale manifestazione della lombalgia è certamente il dolore, che può essere acuto (se inferiore alle 4 settimane) o cronico (se si protrae per diversi mesi). Il dolore, in genere, cresce di intensità nel momento in cui vengono assunte determinate posizioni. Può anche irradiarsi agli arti inferiori (si parla in questo caso di sciatalgia). Quando il dolore si estende al fianco, potrebbe essere presente una compressione dei nervi spinali, originata da una protrusione discale o un’ernia.

Dolore a parte, è comunque bene notare che i disturbi associati alla lombalgia possono persistere per diverso tempo. Limitando fortemente i movimenti quotidiani, il mal di schiena compromette in modo significativo la qualità di vita.

In caso di dolori prolungati, l’adozione di pratiche non invasive come la magnetoterapia dovrebbe essere preferita al riposo assoluto.

LOMBALGIA: LA DIAGNOSI

Per identificare la causa primaria della lombalgia, l’anamnesi operata dal medico è la prima tappa. Tale indagine mira a escludere la presenza di patologie extra-vertebrali come fonte del problema.

L’esame obiettivo consente di valutare la condizione del paziente, indirizzandolo verso la cura migliore. Gli accertamenti clinici, che possono essere richiesti nei casi più gravi, comprendono radiografie, TAC e risonanze magnetiche.

LOMBALGIA: LA TERAPIA

Nel caso di disturbo aspecifico, il trattamento della lombalgia è puramente sintomatico. Per il trattamento delle lombalgie di origine extra-vertebrale si richiede di contro il consulto specialistico.

Una prevenzione indiretta del mal di schiena può essere realizzata correggendo difetti posturali o prestando attenzione a non effettuare movimenti scorretti. L’applicazione di ghiaccio rappresenta una misura altrettanto efficace. Anche lo svolgimento di una regolare attività fisica può essere d’aiuto.

Nelle situazioni di dolore acuto è utile la somministrazione di analgesici e antinfiammatori non steroidei, assunti per via orale o transcutanea (tramite cerotti medicati). Altri trattamenti utilizzati nel contrasto della lombalgia sono l’agopuntura e le iniezioni di cortisone, che è bene comunque non ripetere a lungo a causa dei potenziali effetti indesiderati. Analogamente, l’impiego di protesi discali non è esente da insuccessi e complicazioni, anche gravi.

In alcuni casi circoscritti (vd. rimozione dell’ernia del disco), è necessario il ricorso alla chirurgia. Tali interventi sono comunque poco frequenti, presentando un certo grado di rischio.

LOMBALGIA: COME INTERVENIRE

Sfortunatamente, le terapie convenzionali non rispondono sempre alle aspettative di chi soffre di mal di schiena. I rimedi farmacologici, per esempio, possono essere mal tollerati o provocare reazioni avverse. I disagi sono sempre dietro l’angolo.

Quando l’approccio tradizionale fallisce o non dà i risultati sperati, la medicina integrata può rappresentare la soluzione al mal di schiena cronico. Sotto questo profilo, il ricorso ai campi magnetici pulsati costituisce un rimedio particolarmente indicato per chi è colpito dalla lombalgia.

Laddove il dolore persiste e/o condiziona la qualità di vita del malato, una metodica sicura e priva di rischi quale la magnetoterapia risulta decisamente utile per il trattamento dei disturbi reumatici. Una soluzione pratica e non invasiva che è ora disponibile a livello domiciliare.

Magnetoterapia - Trauma muscolare

DOSSIER SALUTE - MAGNETOTERAPIA E TRAUMI MUSCOLARI

DOLORI E TRAUMI MUSCOLARI: LA MAGNETOTERAPIA

La magnetoterapia è una terapia strumentale che esercita un effettoScopri come affrontarlo con la magnetoterapia per un sollievo efficace e naturale. benefico su dolori e traumi muscolari.

I campi magnetici agiscono direttamente sulle cellule, stimolando la rigenerazione dei tessuti dopo gli eventi lesivi.

Grazie alla magnetoterapia si ottiene la normalizzazione delle attività elettriche alterate e il ristabilimento delle funzioni organiche.

 

La magnetoterapia  è una terapia  strumentale che sfrutta gli effetti del  magnetismo sull’organismo, con effetti benefici su dolori e traumi muscolari.

Tempi della magnetoterapia

Il ciclo terapeutico dura mediamente tra i 45 e 60 giorni, con sedute di terapia quotidiana. La magnetoterapia  non comporta rischi di sovradosaggio e può essere svolta durante il riposo, per mezzo del trattamento  notturno. 

Modalità 

La magnetoterapia viene applicata, mediante uno o più diffusori (solenoidi), direttamente sulla parte del  corpo da trattare. I suoi effetti variano in funzione di molteplici fattori. In linea generale, la  magnetoterapia riduce i tempi di guarigione nella misura del 50%. 

Campo di applicazione 

La magnetoterapia viene utilizzata da coloro che presentano fratture ossee, data la sua efficacia  nell’accelerare la formazione e la consolidazione del callo osseo. Inoltre, rientra nel programma di  riabilitazione di chi è colpito da malattie scheletriche quali osteoporosi o patologie reumatiche.

Contusioni 

Le contusioni sono lesioni traumatiche che interessano solitamente gli organi e i tessuti esterni.
Esistono
 diverse tipologie di contusioni: 

  • Ecchimosi – contusioni in cui lo strato superficiale dell’epidermide rimane integro e si verifica la rottura dei capillari sanguigni, con modesto stravaso emorragico.
  • Ematoma – contusioni dove ha luogo la rottura dei vasi sanguigni più grandi, con emorragia considerevole. La raccolta di sangue può rimanere circoscritta o toccare i tessuti circostanti.
  • Abrasione – contusioni caratterizzate da micro rotture degli strati più superficiali dell‘epidermide.
  • Escoriazione – contusioni che scendono in profondità e si accompagnano a modeste lesioni vascolari.

Magnetoterapia per le contusioni 

In caso di contusione, la magnetoterapia stimola la rigenerazione e la neuroregolazione delle attività  biochimiche tissutali. La magnetoterapia accelera i fenomeni riparatori attraverso un’azione biorigenerante,  antinfiammatoria e antiedematosa. 

Distorsioni 

Le distorsioni sono lesioni della capsula e dei legamenti articolari che si producono a seguito di traumi dovuti  a movimenti scomposti o scorretti. Nelle situazioni più gravi, i legamenti vengono strappati dal punto di  inserzione. Una distorsione può predisporre a futuri cedimenti e alla comparsa di artrosi. Magnetoterapia per le distorsioni 

La magnetoterapia agisce sulle distorsioni inducendo una risposta inibitrice sul dolore percepito. Per mezzo  della magnetoterapia si assiste ad un aumento della produzione di endorfine, sostanze che influenzano  la regolazione dei processi infiammatori. Ha luogo inoltre una diminuzione del danno locale, con la  normalizzazione della permeabilità vascolare e il riassorbimento dell’edema. 

Dolori muscolari 

I muscoli colpiti da dolore muscolare vengono percepiti come contratti e dolenti. I dolori muscolari possono  derivare da traumi, infezioni o reumatismi oppure essere dovuti ad affaticamento. Solitamente, i dolori  muscolari traggono origine da eventi incidentali e sforzi eccessivi. Possono costituire anche il sintomo di  specifiche condizioni patologiche. Si pensi a condizioni quali la polimialgia reumatica, la fibromialgia, il lupus  eritematoso sistemico e l’ipotirodismo. 

Magnetoterapia per i dolori muscolari 

Nell’eventualità di dolori muscolari, grazie alla magnetoterapia professionale, si ottiene una ripolarizzazione cellulare ed  una normalizzazione delle attività elettriche alterate. Ne consegue il ristabilimento delle funzioni organiche.  L’azione analgesica si esplica attraverso due vie: 

  • un aumento della produzione di endorfine,
  • una stimolazione diretta del sistema encefalo-ipofisario e delle surrenali.

Il parere dell’esperto 

Secondo Roberto Villa, fisioterapista, osteopata, T.d.R. e titolare del Centro FisioMed a Inveruno (MI),  “la magnetoterapia risulta efficace nella riduzione della sensazione di dolore e degli edemi (è molto efficace  sull’edema osseo). E’, inoltre, dotata di proprietà disinfiammatorie”. 

AntidolorPro di Amel Medical 

AntidolorPro, è il sistema professionale che  permette di contrastare i disturbi muscolari derivanti da patologie osteo-articolari, comodamente a casa e in completa autonomia. Il trattamento si integra  alle abitudini quotidiane e non comporta perdite di tempo. I dispositivi medici AntidolorPro sono pratici, maneggevoli e facili da utilizzare. Si tratta  di soluzioni ad alto contenuto tecnologico appositamente sviluppate per il  contrasto dei dolori muscolo-scheletrici. La magnetoterapia di Amel Medical è un  valido antidolorifico antinfiammatorio per la gestione dei disturbi quotidiani. 

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Epicondilite

EPICONDILITE: COME TRATTARE IL GOMITO DEL TENNISTA

Focus sull’epicondilite, il celebre “gomito del tennista”.

Se lavarsi i denti o sollevare una bottiglia risulta improvvisamente difficile ci si potrebbe trovare di fronte al noto gomito del tennista o epicondilite, una delle problematiche muscolo-scheletriche più diffuse. Ma che cosa si intende per epicondilite? E, soprattutto, come è possibile porvi rimedio?

Hai sempre sentito parlare del famigerato gomito del tennista, ma non sai nulla a riguardo? Vorresti avere qualche informazione in merito, ma non sai dove cercarle? Sei nel posto giusto! Leggendo questo articolo scoprirai cos’è l’epicondilite, da cosa è causata e come si deve trattare il problema.

Prima di iniziare la nostra disamina, ricordiamo che questo articolo presenta solamente alcune informazioni utili alla comprensione del problema esaminato. Per ogni ulteriore approfondimento e/o diagnosi accurata invitiamo ad interpellare il proprio medico.

Pronto a saperne di più sull’epicondilite? Cominciamo!

Il dolore dato dall’epicondilite è tipicamente ben localizzato. Un disturbo generico al gomito può essere invece causato da patologie come l’artrosi.

EPICONDILITE: LE STATISTICHE

Il gomito del tennista o epicondilite laterale insorge nel momento in cui movimenti ripetuti compromettono l’estensione del polso e le normali funzionalità dell’avanbraccio. Sono considerati soggetti a rischio coloro che praticano sport con racchetta, ma anche gli individui che svolgono specifiche attività professionali (ad esempio: cuochi, giardinieri e falegnami).

L’epicondilite tende a manifestarsi tra i 30 e i 50 anni di età. Nonostante ciò, chiunque può essere colpito dal disturbo qualora sia esposto ai rispettivi fattori predisponenti.

EPICONDILITE: COS’E’

Si ha a che fare col gomito del tennista quando i tendini che collegano i muscoli dell’avambraccio all’epicondilo laterale (la parte esterna del gomito) risultano infiammati. In genere, l’epicondilite è determinata da un sovraccarico funzionale. Non per nulla, la problematica interessa sopratutto i soggetti che ripetono più volte determinati tipi di azione.

Il gomito del tennista è una tendinopatia inserzionale: il processo flogistico interessa l’inserzione dei muscoli estensori dell’avambraccio, quelli che originano dall’epicondilo laterale del gomito (localizzato in prossimità dell’estremità inferiore dell’omero).  

Il gomito dal tennista colpisce solo i tennisti?

Il 95% degli individui affetti da epicondilite non pratica il tennis. Viceversa, una percentuale considerevole dei tennisti (tra il 10 e il 50% del totale) presenta una sintomatologia riconducibile al disturbo descritto.

EPICONDILITE: LE CAUSE

L’epicondilite è dunque causata da un’infiammazione a carico delle strutture muscolo-tendinee responsabili dell’estensione del polso o delle dita della mano.

Si tratta di una condizione che ha luogo principalmente quando i muscoli e i tendini del gomito sono indotti a sforzi eccessivi oppure quando movimenti scorretti determinano microtraumi ripetuti.

N.B: L’epicondilite è una malattia curabile, ma può peggiorare in modo considerevole se non viene trattata tempestivamente ed in maniera adeguata.

L’epicondilite interessa la parte esterna dell’articolazione; il disturbo percepito sul lato interno del gomito è noto invece come “gomito del giocatore di golf”

EPICONDILITE: I SINTOMI

Il principale sintomo dell’epicondilite è il dolore avvertito in corrispondenza dell’epicondilo laterale, appena sotto il gomito; disturbo che può irradiarsi al polso e alla mano.

Inizialmente, la sensazione dolorosa compare nel momento in cui si eseguono movimenti di estensione del polso, aumentando con il coinvolgimento dei muscoli vicini. Con il passare dei giorni, non di meno, il dolore può propagarsi lungo l’intero arto superiore e persistere anche a riposo. Le attività di tutti i giorni vengono così compromesse: semplici gesti quali dare la mano, sollevare una bottiglia o aprire una porta diventano improvvisamente ostacoli insormontabili.

Lo stato di infiammazione può durare dai sei mesi ai due anni. I sintomi tendono comunque a manifestarsi con gradualità.

Oltre al dolore, sintomi tipici dell’epicondilite sono l’indebolimento dei movimenti della mano e l’aumento della rigidità muscolare. Il braccio colpito è prevalentemente quello dominante, ma entrambi gli arti possono essere interessati dal disturbo.

EPICONDILITE: LA DIAGNOSI

La diagnosi si effettua mediante la palpazione diretta e l’esecuzione di specifici test di accertamento (Cozen e Mills) durante l’esame obiettivo. Per escludere la presenza di altre patologie, ad ogni modo, possono essere prescritte indagini ai raggi X e risonanze magnetiche.

EPICONDILITE: LA TERAPIA

Il trattamento dell’epicondilite è in genere conservativo. Si preferisce ricorrere alla soluzione chirurgica soltanto se strettamente necessario.

Trattandosi di una condizione autolimitante, l’infiammazione può guarire spontaneamente con il riposo. Tuttavia, se non gestita in modo corretto, la problematica può cronicizzarsi.

Le tecniche di manipolazione possono contribuire alla riduzione della rigidità muscolare. Analogamente, rimedi quali l’applicazione di impacchi freddi, l’utilizzo di tutori di supporto e l’assunzione di medicinali antidolorifici (paracetamolo e farmaci non steroidei) possono rivelarsi utili per contrastare il dolore, che può persistere a lungo. In alcuni casi, non a caso, possono essere prescritte iniezioni di corticosteroidi (tramite infiltrazioni).

EPICONDILITE: COME INTERVENIRE

Sfortunatamente, le procedure convenzionali non rispondono sempre alle aspettative del malato. I rimedi farmacologici tradizionali possono essere mal tollerati o provocare reazioni avverse. L’applicazione locale di gel cutanei, viceversa, per alcuni può risultare fastidiosa. Gli interventi chirurgici, d’altra parte, per quanto alle volte necessari, non sono esenti da rischi e comportano notevoli disagi.

Nei casi in cui le terapie convenzionali non rappresentano la soluzione al problema, possono intervenire le terapie fisiche, in grado di accelerare il percorso di guarigione e contrastare i sintomi dell’epicondilite. Ove il dolore persiste e/o condiziona la qualità di vita del malato si raccomanda l’impiego della magnetoterapia, metodica sicura e non invasiva per il trattamento dei disturbi reumatici. Una soluzione pratica ed efficace contro il gomito del tennista.  

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